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Paolo Mingaroni
La Gondola Circolo Fotografico Venezia. All Rights Reserved © 2026
Era prassi che i Soci vincitori di concorsi donassero al Circolo le fotografie premiate. A questo nucleo iniziale, piuttosto limitato, si aggiunsero in seguito fotografie provenienti da terzi (probabilmente una mostra collettiva mai giunta a conclusione) e dall'antologica tenuta a Palazzo Fortuny in occasione del trentennale del Circolo (1982). In tutto un migliaio di immagini, tutte di gran valore.
Nel 1994 la Gondola attraversava uno dei suoi momenti più critici; il Consiglio di allora ne decise il rilancio utilizzando anche l'archivio (nonostante fin a quel momento alcuna struttura razionale di ordinamento e conservazione fosse stata adottata). Nel contempo si formò l'idea di ricostruire la storia della Gondola attraverso le testimonianze dei superstiti e raccogliendo quanta più documentazione possibile utile a completare un quadro d'insieme fino a quel momento assai carente, dal momento che poco o nulla era pervenuto dai decenni precedenti. Un'azione capillare ed insistita che portò a notevoli risultati non solo sotto l'aspetto documentaristico ma, soprattutto, quello fotografico.
Furono acquisiti, sempre a titolo gratuito, importanti fondi come tutta la produzione veneziana di Paolo Monti proveniente dall' ACCD di Cremona, seguita dopo qualche anno da circa duecento immagini di proprietà della nipote di Monti, Meme Cocquio; tutto il fondo Sergio Del Pero (comprendente anche i negativi) donato dalla vedova; tutto il fondo Giorgio Giacobbi (con i negativi) donato dal medesimo; il fondo Etta Lisa Basaldella con immagini di Ghirri, Guidolotti, Pino, Lotti, Fontana e numerosissimi altri provenienti da ex soci e da terzi.
Nel 2014 l'Archivio ha avuto in donazione il fondo di Vittorio Piergiovanni comprendente oltre 200 stampe, cataloghi e riviste d'epoca nonché un importantissimo carteggio epistolare tra i principali protagonisti della fotografia degli anni 50/60. Negli anni più recenti, furono acquisiti molti fondi dei Soci nel frattempo deceduti, tra i quali Roberto Capuis, Piero Carlon e Lorenzo Bullo.
Nella buona sostanza, si salvarono dalla dispersione, talvolta dalla distruzione, migliaia di fotografie di grande qualità che oggi nel loro insieme testimoniano non solo l'evoluzione dell'espressività del Circolo ma indirettamente anche quella della fotografia italiana. Sotto l'aspetto tematico – la fotografia italiana dal dopoguerra ai giorni nostri – è uno degli Archivi più esaurienti e completi del nostro Paese.
L'azione di recupero non si è indirizzava solo sul versante delle immagini ma anche su quello documentario e librario; anche la biblioteca ha ricevuto importanti donazioni in libri e riviste d'epoca e, seppur in termini assoluti non sia di grandi dimensioni, dal punto di vista qualitativo, di sicuro interesse con alcuni volumi assai rari. A tutto ciò deve aggiungersi la ricostruzione analitica, fin dove stato possibile, dell'attività partecipativa con l'elenco completo di tutti i soci e le loro generalità e profili, l'elenco di tutte le mostre con i relativi cataloghi, le cariche sociali, le onorificenze, le sedi di riunione, ecc.
Della realtà dell'Archivio Storico hanno preso conoscenza praticamente tutti gli operatori della fotografia italiana - autori, storici, conservatori - che si sono espressi in termini assai lusinghieri sia per la superiore qualità delle immagini ma più ancora per i criteri di conservazione improntati a metodiche museali.
A partire dal 1995 grazie alla disponibilità dei Musei Civici Veneziani l'Archivio trovò sede presso il Museo Fortuny in due salette all'ammezzato che allora furono più che sufficienti per contenere le circa diecimila stampe e la documentazione raccolta. Con il passare degli anni e con il continuo affluire di fondi fotografici lo spazio divenne sempre più angusto. La Fondazione di Venezia nel 2012 propose al Circolo di trasferire l'Archivio alla neonata Casa dei Tre Oci, oltre che partecipare alle iniziative culturali di volta in volta proposte. Fu così che nel gennaio del 2014 tutta la parte fotografica fu trasferita nella sede dei Tre Oci.
Con l’alienazione di quest’ultimo palazzo da parte della fondazione, l’archivio fotografico, assieme e quello documentario rimasto al Fortuny, è stato trasferito, nel 2023, al CZ95 (Centro Culturale situato nell’isola della Giudecca) nei locali una volta sede distaccata dell’anagrafe del Comune, dove il Circolo tiene le riunioni settimanali.
Le attività dell’archivio sono svolte da alcuni soci cui si affiancano anche tirocinanti e stagisti provenienti da università italiane e straniere. Numerose anche le tesi di laurea elaborate usufruendo della documentazione e delle immagini dell'archivio storico. L'archivio oggi comprende quasi trentamila stampe fotografiche vintage, quasi centomila fotogrammi negativi, 80 lastre vari formati, oltre trentamila diapositive, 14 Zincografie, 12 Stereogrammi, quasi tremila volumi e tremila riviste d'epoca nonchè 40 faldoni di documentazione.
Sono presenti autori del calibro di Paolo Monti, Gianni Berengo Gardin, Fulvio Roiter, Luigi Ghirri, Mario Giacomelli, Gabriele Basilico, Franco Fontana, Nino Migliori, Sergio Del Pero e decine d'altri che hanno fatto la storia della fotografia italiana contemporanea. Ogni anno entrano mediamente 5/600 fotografie oltre a un numero variabile di volumi e riviste.
Nel 2011 la dott.ssa Giulia Clera ampliando l'oggetto della sua tesi di laurea ha dato alle stampe L'Archivio Storico; attività e collezioni 1948-2010” (Ed.LT2 2011); si tratta di una guida ragionata all'Archivio Storico, uno dei pochi esempi in Italia al riguardo.
Nel 2010 la Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico e Artistico e per il Polo Museale della Città di Venezia ha dichiarato di “eccezionale interesse” un nucleo di 5316 fotografie.
Con la costituzione del Circolo in Associazione di Promozione Sociale (2003) il nuovo Statuto (art.4) stabilisce l'inalienabilità dell'Archivio Storico “per le motivazioni ideali che sono alla base delle donazioni pervenute, per la sua natura di memoria storica dell'attività. del Circolo e dell'opera dei singoli Soci nonché. per l'elevato valore culturale del complesso delle opere presenti”. Inoltre, lo Statuto prevede criteri assai restrittivi in ordine alla gestione e individua come possibili destinatari, in caso di scioglimento del Circolo, Enti aventi finalità analoghe.
Si ritenuto che porre sotto tutela la parte più antica e rappresentativa dell'Archivio avrebbe significato conferirle un'ulteriore garanzia e ricevere un importante riconoscimento del suo valore culturale e sociale. Infatti, oltre al valore (anche venale) e qualità delle opere presenti, spesso citate nei testi di storia della fotografia, l'Archivio si configura come un raro esempio di unità museale interamente gestita in forma volontaristica, senza scopo di lucro e aperta (nei limiti delle possibilità) a tutta la collettività.