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Fu proprio la statura intellettuale di Monti a
catalizzare e ad indirizzare la produzione del
Circolo prendendo subito le distanze sia dalla
connotazione formalistica della Bussola,
collegata dal suo leader Giuseppe Cavalli alla
tradizione figurativa classica e in particolare
alle atmosfere quiete e quasi metafisiche del
primo Rinascimento, ma anche dalle ribollente
attualità del neorealismo che in cinematografia
stava dando frutti clamorosi.
Se Monti superò
d’un balzo la sterile diatriba forma/contenuto
che imperversava nei circoli indirizzando la sua
espressività verso il confronto con l’arte
informale apparsa in tutta evidenza nella
memorabile edizione della Biennale del 1948,
altri trovarono nella città lagunare e nei
reportages all’estero l’occasione per proporre
modalità espressive nuove, lontane
dall’esercitazione formalistica e dagli stilemi
d’anteguerra.
Così, in piena
libertà e nel fervore del dibattito critico,
vennero alla luce Fotografi che
avrebbero influito non poco sugli indirizzi
della fotografia italiana. Oltre allo stesso
Monti si posero in evidenza Gianni Berengo
Gardin, Fulvio Roiter, Giuseppe “Bepi” Bruno ed
Elio Ciol tutti successivamente passati al
professionismo.
Accanto a questi talenti
si affermarono una miriade di Autori spesso
altrettanto dotati ma che per ragioni personali
o di lavoro rinunciarono alla carriera
professionistica concludendo dopo qualche anno
la loro parentesi fotografica. |